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Una guida per trovare la reincarnazione di Valentino Zeichen

PUBBLICATO IL  luglio 29 -  In Evidenza

di Edoardo Camurri 

Quando muore un cantante, un architetto, un attore, un regista, uno scrittore, uno stilista, un filosofo, un opinionista, un poeta, un politico, un professore, una qualsiasi figura pubblica di rilevanza, come la muta di formiche che ricopre la preda fresca fresca di morte, arrivano articoli finalizzati a trarne una lacrima, un sorriso, un bilancio, un ricordo, un compiacimento.

Ora che però Valentino Zeichen è morto, forse è arrivato il momento della vendetta della preda sulla muta dei mormoranti. Non conosco infatti persona più lontana da questa retorica, e comunque non c’era persona più fieramente avversaria della banalità ubiqua come Valentino Zeichen.

Per queste ragioni, questo pezzo si basa su un presupposto imprescindibile: sempre che Valentino Zeichen sia morto, cioè sempre che la morte sia possibile, Valentino Zeichen si è reincarnato in un’altra cosa. Intendo quindi ragionare, indagare e muovermi in direzione della Vita, non della morte, e avanzare ipotesi e spunti di ricerca per ritrovare Valentino Zeichen in altre manifestazioni che non siano più quelle adottate nella sua vita precedente: poeta, uomo molto bello, fiumano, locatario di baracca, camminatore romano, neomarziale petrarchesco.

1) Ora lo cercherei in un bambino che si diverte a scendere e a salire le scale, qualsiasi scala, come fanno i bambini che gattonano e che stanno imparando a camminare. Valentino era il più bravo percorritore di scale che io abbia mai conosciuto. In una sera in cui ci annoiavamo, appena individuata una rampa di scalini, è stato irresistibile: conosceva a memoria la tecnica di Fred Astaire per scendere le scale con effetto scenico: piedi di traverso, cioè longitudinali al gradino, mani alzate per equilibrio e per composizione dell’insieme posturale, sorriso perenne, un piede via l’altro, busto rivolto al pubblico.

2) Un altro campo di ricerca, non volendo trascurare nessuna forma vivente, verso la quale mi muoverei per trovare la reincarnazione di Valentino Zeichen, confidando anche nel suo amore per la scienza, è qualche organismo OGM; penso soprattutto a una nuova melanzana OGM capace di un superiore grado di spugnosità. Un nostro pranzo fu rovinato, rovinato, rovinato, lo dico tre volte, da un cameriere disgraziato e da un cuoco maledetto (maledetto, maledetto, maledetto, maledetto, maledetto, maledetto, maledetto) che ci portò tutto sorridente una parmigiana grondante di olio: quelle melanzane non ne potevano più. L’attenzione, la fatica intellettuale e morale che Valentino Zeichen mise contro questo pranzo corrispondevano a circa due terzi dell’attenzione e della fatica intellettuale e morale che la classe intellettuale italiana nella sua interezza riversa in una settimana nel commentare il paesaggio ditirambico dell’attualità.

3) Oltre alle melanzane ogm, ai bambini sulle scale, Valentino Zeichen potrebbe anche reincarnarsi in una modella di New York eroinomane. Non ne sono abbastanza sicuro, ma è una strada che non escluderei, considerando l’indole dispettosa degli dèi. Uno dei suoi film culto, ogni volta ne parlava con interesse crescente, è un capolavoro sovietico-israeliano-americano e indipendente e sgangherato e di fantascienza del 1982. Si intitola Liquid Sky, ed è la storia di un gruppo di modelle new wave di New York dedite all’eroina e al sesso che però, a un certo punto e a loro insaputa, vengono visitate da un disco volante della grandezza di un piatto di pasta che si nasconde sopra un armadio del loro appartamento di Manhattan; è abbastanza ovvio che questi marziani finiscono col nutrirsi delle endorfine prodotte durante gli orgasmi di queste ragazze. Valentino lo trovava un film bellissimo e sconvolgente e, dal giorno in cui lo vidi, io sono il primo a temere di reincarnarmi in una modella newyorkese.

4) L’ultima ipotesi di questa guida mi pare la più seria ed è la seguente e si basa sull’onomanzia; Zeichen in tedesco significa segno: segno come segno dei tempi, segno zodiacale, ma anche segno stradale, cartello stradale, Verkehrszeichen.

Ecco io immagino Valentino Zeichen reincarnato in un cartello di una linea di un autobus da percorrere freneticamente notte e giorno per tutti i tempi che verranno. Una linea immaginaria che tratteggia la tradizione poetica a cui Valentino apparteneva a pieno titolo e che con lui, oggi, si è in parte conclusa: la linea Petrarca–Zeichen.

Valentino Zeichen ne ha lasciato traccia, uno zeichen appunto, in una sua poesia, “Piazza…”: “Se di me sopravviverà un nulla / di qualche movimento / sarà il cognome / scritto all’estremo della tabella / di una linea d’autobus / a patto che un altro poeta / acconsenta che col suo nome / si intitoli l’altro capolinea / così da poterci scambiare / delle visite”.

Fonte [doppiozero.com]

“Le aggravanti sentimentali” il nuovo romanzo di Antonio Pascale – Einaudi -

PUBBLICATO IL  febbraio 21 -  In Evidenza, Libri, News

Cosa può combinare un uomo, sulla soglia dei cinquanta, da solo in città mentre moglie e figli sono al mare? Per esempio, lasciarsi trascinare alla rocambolesca premiazione di un vecchio maestro del cinema, per poi infilarsi in lunghe discussioni – un occhio alla luna e uno alla birra – sul senso del tragico, la stabilità delle orbite planetarie, i sentimenti post lavatrice e la ricerca della felicità. Con lui, un gruppo di sgangherati amici: Giacomo che da promettente film-maker si è ridotto a consegnare le pizze; Paola che si sente «fuori mercato» a trentacinque anni e arriverà a tentare un gesto estremo; Luigi, artista affermato, che si caccia in una relazione pericolosa dietro l’altra. Nessuno di loro è davvero felice, per quanto si sforzi di vivere seguendo i propri sentimenti. Ma in fondo chissà quanta parte ha la volontà, e quanta il caso, nelle nostre vite. E, soprattutto, quanta parte ha l’amore. Sulla scia delle Attenuanti sentimentali, Antonio Pascale tratteggia con intelligenza e ironia il nostro tempo. Attraverso episodi esilaranti e digressioni tanto puntuali quanto svagate, ci colloca nel centro esatto del racconto, di fianco al suo protagonista cosí nevrotico e contemporaneo, cosí sentimentale e forse tragico, cosí simile a noi. «Sí, lo ammetto, a furia di contemplare il cielo la felicità era in notevole ritardo e gli eventi sentimentali, invece, sul punto di precipitare».

“Cara SPA, …” di Luca Bottura

PUBBLICATO IL  gennaio 24 -  In Evidenza

L’autore è l’anello di congiunzione tra l’uomo e il versamento Siae.

Esiste però un luogo fatato in cui il portafoglio s’acquieta, i gomiti si smussano, il neurone riposa felice in un contesto di delicata armonia.

Esso è Società per Autori.

E’ qui che il mestiere più antico del mondo si fa libera associazione di intuiti.

E’ qui che l’officina del pensiero emette un clangore compatto ma inconfondibile, originale, persino profumato.

E’ qui che le sbarre arrugginite della televisione, della radio, della rete, si piegano alle sinapsi generando un organismo vivo che pulsa al suono dell’ingegno. Una sorta di Gaia della creatività. Una Pangea in cui le derive dei singoli generano continenti inesplorati e generosi.

Esso è il Walhalla.

Esso è l’Eden.

Esso è il bar puzzolente in cui Bukowski scriveva di sé, del mondo, delle miserie e delle gioie del mondo.

Ciao, sono Luca. Sono in Spa da dieci anni.

E non mi drogo da almeno dieci minuti.

Nove.

Otto.

Sette.

Sei.

Cinque.

Quattro.

Tre.

Due.

Uno.

Passa.

I nodi al pettine del copyright – di Andrea Capocci -

PUBBLICATO IL  gennaio 20 -  In Evidenza, Le regole del caos

Proprietà intellettuale. Il futuro prossimo del copyright. Un incontro a Roma.

di Andrea Capocci

Talvolta il caos proviene dall’assenza di regole. Ma se le norme sono troppe e troppo complicate, si può raggiungere lo stesso risultato, e con maggiore fatica. Nel caso del diritto d’autore, siamo nel secondo scenario. È quanto emerso da un incontro al Teatro dell’Angelo di Roma lunedì 18 febbraio. Il lungo elenco dei partecipanti era qualificato per discuterne, con autori del calibro di Michele Serra e Luca Sofri, rappresentanti di Siae (autori) e Imaie (interpreti), deputati, editori, giuristi e avvocati specializzati. L’iniziativa è nata dalla Società Per Autori di Arianna Tronco, agente di artisti e autori tra i più rispettati (e temuti) nell’ambiente.

Orientarsi nelle norme, che risalgono al 1941, e nella contrattualistica che stabiliscono i rapporti tra autori, editori e pubblico, non è facile nemmeno per gli addetti ai lavori. Eppure, è un momento piuttosto «caldo» e chi si distrae è perduto. Entro la primavera, l’Italia dovrà ratificare la direttiva europea del 2014 sul diritto d’autore che prende il nome dal suo promotore, l’ex-commissario per il mercato interno Michel Barnier. La direttiva propone una piccola rivoluzione nel mondo della produzione culturale. Il mercato del diritto d’autore, in cui oggi Siae e Imaie sono monopolisti di fatto, sarà liberalizzato. Inoltre, forme di tutela più flessibili dovranno essere adottate, a partire dalle licenze Creative Commons che garantiscono, oltre al diritto d’autore, anche il diritto di accesso da parte dell’utente. Sullo sfondo, Internet e i media digitali, che in un paio di decenni hanno reso obsoleto il modello di business tradizionale di chi produce musica, cinema e televisione.

Più che sul futuro da progettare, però, molti interventi si sono soffermati sul presente che scontenta tutti. C’è chi, come Michele Serra, teme l’ideologia della gratuità secondo cui grazie al web tutto è disponibile a tutti: come si può trarre un reddito da un prodotto regalato? Anche gli autori minori, però, non si sentono rappresentati dalla Siae. Proprio Arianna Tronco ha sottolineato le carenze dell’attuale regime. «Molti pagano alla Siae più di quello che incassano dai propri diritti. Forse le norme sono state scritte pensando solo ai grandi nomi». Paolo Agoglia e Andrea Micciché, rappresentanti di Siae e Imaie, si sono difesi, negando che la liberalizzazione sia la panacea. «C’è il pericolo che nasca una giungla di soggetti piccoli in cui salta qualunque regola», ammette Tronco. Ma la colpa è anche degli autori: «Gli sceneggiatori statunitensi, otto anni fa, hanno scioperato per mesi e vinto la loro battaglia, dimostrando la propria forza contrattuale. In Italia sono poco uniti e informati». Il risultato, come ha raccontato il paroliere di Crozza Andrea Zalone, è che a La7 fino a poco tempo fa gli autori cedevano alla rete gran parte dei loro diritti. Le cose sono cambiate solo quando, con due big come Fazio e Saviano, gli autori hanno avuto il coltello dalla parte del manico. Come si possono scrivere regole che proteggano tutti? Tronco: «Ascoltando di più gli autori. In Italia si fanno le regole senza di loro».

A difendere i diritti degli utenti, invece, ci ha pensato Carlo Blengino, avvocato specializzato nella difesa di «pirati» informatici — anche se «non ne ho mai visto condannare uno» — e ricercatore al Nexa Center di Torino. Secondo lui, il mondo è cambiato ma il diritto d’autore è rimasto indietro. «Remuneriamo ancora gli autori con le tasse sui cd-rom» mentre nei computer non c’è nemmeno più il buco in cui infilarli. «Non criminalizziamo la gratuità — aggiunge. Chi scarica da Internet spesso rimedia alla difficoltà di accesso a contenuti altrove disponibili da anni, si pensi a Netflix, il canale televisivo via Internet che, dopo anni di successo americano, oggi è visibile anche in Italia, con un’offerta ridotta». Anche il bocconiano Guido Guerzoni ha posto l’accento sull’accesso. Mentre tutti discutono di come farsi pagare, lui ha ricordato che nella legge italiana sul copyright manca invece una vera disciplina del fair use, l’uso «equo» che permette di utilizzare liberamente musica, immagini, testi per scopi non commerciali o didattici. E il futuro? È un’incognita per tutti.

Anche se il potere d’acquisto di Michele Serra non preoccuperà il lettore, il tema non va trascurato. In primo luogo, perché non tutti gli autori sono vip da prima serata, anzi. L’industria culturale nel capitalismo avanzato ha cessato di essere un passatempo per le élite e si regge sul lavoro di maestranze poco rappresentate e tutelate, come insegnano le frequenti e puntuali inchieste di Roberto Ciccarelli sul Manifesto. In secondo luogo, le norme sul diritto d’autore regolano di rimbalzo anche il diritto degli utenti, con conseguenze che lambiscono settori socialmente rilevanti come l’informazione e l’istruzione. Garantire allo stesso tempo la produzione di cultura di qualità e una sua fruizione più ampia possibile è dunque uno dei requisiti di un modello di sviluppo davvero «sostenibile».

Fonte [il Manifesto]

http://ilmanifesto.info/i-nodi-al-pettine-del-copyright/

Una giornata sul diritto d’autore

PUBBLICATO IL  gennaio 14 -  In Evidenza, Le regole del caos, News, ON-AIR

Le Regole del Caos

Istituzioni, industry ed artisti a confronto
sul futuro del diritto d’autore in Italia.
Cosa fare?

Lunedì 18 gennaio 2016
Ore 12 – 18
Teatro Dell’Angelo
Via Simone De Saint Bon 19 – Roma

Il diritto d’autore in Italia sta perdendo sempre più attenzione e centralità.
Per capire cosa stia accadendo e valutare tutte le possibili soluzioni, la Società per Autori (SpA) ha organizzato una giornata dedicata al tema, coinvolgendo tutte le componenti istituzionali, industriali ed artistiche che contribuiscono alla catena del valore del settore. Sono intervenuti parlamentari, autorità di regolazione, autori (sceneggiatori, registi, scrittori, fumettisti, fotografi, giornalisti, musicisti) assieme ai rappresentanti di associazioni di categoria, produttori, editori, esperti di diritto d’autore e dirigenti di network radiotelevisivi. Si è discusso di tutela del diritto d’autore, delle normative attuali e delle prospettive di adeguamento ai nuovi scenari, dell’allineamento ai quadri regolatori europei, del potere contrattuale degli autori in rapporto agli editori e ai produttori, delle insidie e delle opportunità del web, della differenza tra Creative Commons e Siae e dei possibili scenari in caso di perdita del monopolio.

La prima parte della giornata è stata dedicata ad un approfondimento sulla materia del diritto d’autore, con gli interventi di:

  • Arianna Tronco, Agente di autori, ideatrice SPA
  • Michele Serra, Giornalista, Autore
  • Andrea Zalone, Autore televisivo
  • Andrea Miccichè, Avvocato, Presidente Nuovo Imaie
  • Fabio Macaluso, Avvocato, Esperto di copyright e telecomunicazioni
  • Guido Pugnetti, Responsabile Marketing, Commerciale e rapporti tra le reti Rai
  • Carlo Blengino, Avvocato e Fellow del Centro Nexa su Internet & Società
  • Paolo Agoglia, Direttore Ufficio Legislativo, Siae
  • Guido Guerzoni, Docente di Storia economica presso la SDA Bocconi, Autore
  • Enrico Bertolino, Conduttore radio-televisivo, Autore

 

A seguire, due dibattiti moderati da Massimo Bernardini.

“La circolazione legale delle opere d’autore” 

  • Paolo Agoglia, Direttore Ufficio Legislativo, Siae
  • Federico Bagnoli Rossi, Segretario Generale, FAPAV
  • Carlo Blengino, Avvocato e Fellow del Centro Nexa su Internet & Società
  • Francesco Posteraro, Consigliere, Agcom


“La distribuzione delle opere d’autore e la tutela del lavoro degli artisti” 

  • Raffaele Barberio, Direttore, Key4biz
  • Lorenza Bonaccorsi, Deputata, Partito Democratico
  • Fabio Macaluso, Avvocato, Esperto di copyright e telecomunicazioni
  • Michele Serra, Giornalista, Autore
  • Francesca Bonomo, Deputata, Partito Democratico
  • Andrea Miccichè, Avvocato, Presidente Nuovo Imaie
  • Domenico Luca Scordino, Consigliere di gestione, Siae
  • Guido Scorza, Avvocato, Docente di diritto delle nuove tecnologie
  • Luca Sofri, Giornalista, Direttore Il Post

 

 

 

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