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LA REPUBBLICA del 9 marzo 2012 

PUBBLICATO IL  agosto 6 -  L'Amaca
Naturalmente il ministro Riccardi, per responsabilità di ruolo, deve rimangiarsi la frase su quanto è schifosa la politica quando è giochino di bottega, ricatto, sotterfugio ipocrita per non svelare i propri veri scopi. Ma quel giudizio, per quanto ruvido, esprime un sentimento diffuso, e ahimè ampiamente giustificato da quello che la politica dei partiti è stata, in larga misura, negli ultimi anni. Che un giudizio del genere non provenga da un qualunquista da bar, o da un grillino di passaggio, ma dal ministro di un governo che di politica (giusta o sbagliata che sia) ne fa a tonnellate, nonché da una persona impegnata nel sociale come dieci leader di partito messi assieme, è cosa che non può non mandare in bestia i mandarini del Pdl, che vedono il proprio potere usurpato dal "governo tecnico" e il proprio patrimonio di voti scemare di giorno in giorno. La novità che rende affascinante, incerto, decisamente inedito il panorama politico italiano è proprio questa: fuori dai partiti non c´è solo l´antipolitica, come è stato molto comodo dire negli ultimi anni. Fuori dai partiti c´è anche molta politica, e in questo momento, addirittura, c´è il governo. I partiti cominciano a capirlo, e per questo diventano ogni giorno più nervosi. Nel caso del Pdl, più aggressivi. 

LA REPUBBLICA del 16 febbraio 2012

PUBBLICATO IL  agosto 6 -  L'Amaca
I (pochi) oppositori del "no" olimpico di Monti sostengono che il rilancio di un paese in crisi passa anche dalla fiducia nelle proprie forze e nel futuro, e rinunciare ai Giochi significa quasi ufficializzare il clima da Grande Depressione, perpetuandolo. Sarà: ma deprime di più pensare a un paese che, per anni, ha lasciato dissestare il proprio territorio e andare in malora le proprie infrastrutture, accettando treni vergognosi (a parte la Tav), servizi scadenti, scuole languenti, in cambio dell´illusione di Grandi Opere megalomani e spesso solo sulla carta, fumo negli occhi come il Ponte sullo Stretto, vetrine pacchiane che celano un retrobottega vuoto. Tra le famose "scelte della politica", specie in tempi di penuria, una normalità decente vale molto di più di una straordinarietà luccicante ma illusoria. Il famoso paese normale che tutti invochiamo – per ora inutilmente – è anche un paese che non considera mediocre o perdente una dignitosa quotidianità, e diffida dell´ottimismo cialtrone come delle sabbie mobili. Le Olimpiadi non dispiacciono a nessuno, ma il vero sogno italiano, di qui al 2020, sarebbe ristabilire un minimo di gerarchia tra l´indispensabile e il superfluo. Il secondo, senza il primo, è puro inganno. 

LA REPUBBLICA del 3 febbraio 2012 

PUBBLICATO IL  agosto 6 -  L'Amaca
"La più colossale banca dati che il mondo abbia mai visto": così Vittorio Zucconi, ieri su questo giornale, definiva Facebook, aiutando anche i poco esperti in materia (per esempio me) a capire la favolosa quotazione in Borsa della società del giovane Zuckerberg. Zucconi calcola anche il valore commerciale di ciascuno degli ottocento milioni di abitanti di Facebook: dieci centesimi. Spiccioli che il social network ha saputo assemblare fino a farne una montagna d´oro, trasformando una moltitudine di singoli consumatori in un immane corpus transnazionale. Un archivio dei gusti umani consultabile da chiunque voglia farne commercio. Niente di illegale, è evidente, e neanche niente di subdolo: chi apre porte e finestre di casa sua in rete, sa bene di rendersi visibile non solo ad amichetti e amichette ciarlieri, ma anche alla più pervasiva e capillare rete commerciale della storia. Ma se questo gregge smisurato di umani, venduto e comperato all´ingrosso ogni millesimo di secondo, dovesse rendersi conto del pluslvalore che produce, e che gli viene oggettivamente estorto; e trovasse i modi e i mezzi per rivendicare per sé almeno parte dei miliardi lucrati sulla sua visibilità: beh, al confronto anche la rivoluzione proletaria sarebbe una barzelletta. E il mondo tremerebbe dalle fondamenta. 

LA REPUBBLICA del 4 febbraio 2012 

PUBBLICATO IL  agosto 6 -  L'Amaca
Era improbabile che la surrealtà nella quale noi italiani abbiamo vissuto per lunghi anni potesse essersi dissolta con la mera caduta politica del suo artefice massimo, Silvio Berlusconi. E infatti, non si è dissolta. Per celebrare, a Roma, l´esordio letterario del deputato Razzi (ex Idv, oggi Responsabile), si è materializzato, accanto allo stesso Razzi e a Berlusconi in persona, un sosia dell´onorevole Scilipoti. Già il fatto che il deputato Razzi (se non lo avete mai sentito parlare, non potete capire) abbia scritto un libro, costituisce una scherzosa effrazione della realtà così come l´abbiamo sempre conosciuta. Ma per elevare al cubo l´assurdità della circostanza, ecco il debutto pubblico di uno Scilipoti bis, della cui vera identità ovviamente nessuno si è reso conto perché già l´originale, lo Scilipoti vero, pare a sua volta il replicante di varie e antiche macchiette regionali del Sud. Quello avvistato l´altra sera a Roma era, dunque, il sosia di un sosia, così come, se Pulcinella è uno, i suoi interpreti sono tanti. Ha spiegato a un paio di giornalisti, serissimo, di non essere il solo sosia di Scilipoti. "Siamo in parecchi", ha detto. E non è affatto scontato che lo Scilipoti che siede in Parlamento sia quello vero. 

LA REPUBBLICA dle 19 febbraio 2012

PUBBLICATO IL  agosto 6 -  L'Amaca
Nel clima certo non favorevole ai partiti, stupisce che si sia parlato così poco, e in modo piuttosto frammentario, di uno scandalo che a me pare gigantesco, e davvero gravissimo in termini di credibilità della politica. Mi riferisco al finto tesseramento al Pdl, con migliaia, forse decine di migliaia di iscritti "a loro insaputa" (tra i quali, per garantire anche il lato comico, anche morti e comunisti…), compreso, per fare prima e non faticare troppo a stilare liste, l´elenco completo di un´associazione di cacciatori del Veneto. Pare che la causa scatenante di questo mercato fraudolento sia il controllo, regione per regione, del partito, che almeno sulla carta dovrebbe funzionare, di qui in poi, attraverso regolari congressi, proprio come se fosse un partito vero, e non più per acclamazione del suo fondatore, finanziatore e proprietario. La cosa triste, e politicamente micidiale, è che sarebbe dunque proprio l´abbandono del sistema ducesco-acclamatorio, e il transito alla democrazia, ad avere scatenato questa schifosa frode. Tanto per assestare un colpo in più – come se ce ne fosse bisogno – al sistema dei partiti. E dare qualche argomento in più a chi, della democrazia, proprio non sentiva l´esigenza, e gli bastava l´ovazione al Capo per sentirsi un militante modello. 

LA REPUBBLICA del 7 febbraio 2012 

PUBBLICATO IL  agosto 6 -  L'Amaca
Zapping casuale (e fulminante) domenica sera. Su Raitre, Gherardo Colombo sostiene che il vero problema del nostro Paese non è giudiziario, è culturale: la maggioranza degli italiani non capisce a che cosa servono le regole, e fino a che non lo capirà anche il più equo dei sistemi giudiziari potrà fare ben poco. Su Raidue, in quel preciso momento, Fabio Capello, uno dei più stimati allenatori italiani, a domanda risponde che Luciano Moggi è stato un eccellente dirigente sportivo (il giovane Andrea Agnelli, pochi giorni prima, aveva detto: il migliore di tutti). Neanche mezza parola sul processo per frode sportiva, sulle schede telefoniche estere regalate agli arbitri, sull´intera, complicata ma ineludibile vicenda che chiamiamo Calciopoli. Capello ha risposto, indirettamente, a Gherardo Colombo. Confermandone la tesi. Moggi è stato "il migliore di tutti" perché ha vinto moltissimo, non importa con quali mezzi, né trasmettendo quali valori al suo gruppo di lavoro. Le ombre etiche e le macchie giudiziarie sono considerate irrilevanti perché irrilevante, in fin dei conti, è il rispetto delle regole. Per molti italiani, anche di livello (Capello lo è), le regole sono considerate, in fondo, l´ultima risorsa dei deboli e degli invidiosi. 

LA REPUBBLICA del 15 marzo 2012 

PUBBLICATO IL  agosto 6 -  L'Amaca
Sì, la ministra Fornero poteva evitare di dare in pasto ai cronisti la parola "paccata" (e più in generale: i professoroni al governo dovrebbero mantenere un aplomb più professorale). Ma che dire di una comunità mediatica che su quella parola costruisce la descrizione di una trattativa, quella sul lavoro, che dura da settimane, e attorno a frasette del genere disfa e ricuce la trama di un rapporto (quello tra governo, sindacati e Confindustria) che è complicato da capire perfino per i protagonisti? Che dire di un giornalismo per il quale ogni dissidio diventa "rissa", ogni inciampo diventa "rottura", e per speziare il suo minestrone quotidiano abusa di "proposte shock", "dichiarazioni shock", "notizie shock", come se l´opinione pubblica fosse sordastra e solo l´urlaccio nelle orecchie potesse attirare la sua attenzione? A che servono, poi, le pazienti ricostruzioni, le schede tecniche, le inchieste che sviscerano e spiegano, se la confezione è quasi sempre un titolaccio "shock", se i titoli dei telegiornali (che danno il là all´intero coro mediatico, anche quello di carta) si fabbricano con i cocci di frase raccattati nei corridoi? Sono i media grossolani a costruire un pubblico superficiale. L´alibi, poi, è accusare il pubblico di essere superficiale. 

LA REPUBBLICA del 10 dicembre 2011 

PUBBLICATO IL  agosto 6 -  L'Amaca
Le paurose paginate di giornale sulla congiuntura economica, giungle di cifre e percentuali, labirinti di balzelli presenti e futuri, hanno alla fine
l´effetto di farci sentire del tutto impotenti di fronte a quello che già alla fine del secolo scorso la saggista francese Viviane Forrester battezzò
«L´orrore economico». A meno di soffrire di una sorta di feticismo contabile, l´istinto è alzare le mani, chiedere il conto, pagarlo (se si è in grado) e andarsene in mezzo ai boschi o alla neve o al mare, per capire che cosa ci rimane da pensare, da vedere, da sognare al di fuori dei quattrini. Non è una questione di morale, ma di metabolismo. È il corpo che si rifiuta, alla lunga, di misurare il mondo solo con il metro economico, di parlare solo di soldi, di calcolare la giornata, la settimana, la vita come una variabile dipendente dai bilanci statali, aziendali, familiari. L´economia è un insieme di diagrammi dentro i quali cerchiamo giorno dopo giorno il nostro puntino. Ma non siamo solo quel puntino, per fortuna. Siamo fatti di carne e ossa, e dotati di cinque sensi che non riescono a nutrirsi solo di videate e di scartoffie. L´economia è roba metafisica, riguarderà magari l´anima degli umani: ma la vita fisica esige altre emozioni, e si sente soffocare nella galera dei conti pubblici e privati.

LA REPUBBLICA del 18 gennaio 2012 

PUBBLICATO IL  agosto 6 -  L'Amaca
Un´azienda di Hong Kong ha rinunciato a commercializzare un bambolotto raffigurante Steve Jobs. È interessante sapere che la decisione, sollecitata dalla famiglia Jobs, è stata presa per pura buona volontà. Nessuna legge impediva di commercializzare quel gadget, perché non faceva il verso a un marchio commerciale, ma a un essere umano. È una regola che chi ha diretto un giornale di satira, come il sottoscritto, conosce bene:
l´onorabilità degli esseri umani conta assai meno dell´onorabilità dei marchi e delle merci. Puoi prendere un uomo e farne uno zimbello, o un fantoccio, o un pupazzo da luna-park. Ma il marchio è sacro. Il marchio è il solo totem davanti al quale i contemporanei si inginocchiano, reverenti e atterriti. Sono abbastanza affezionato (più per pigrizia che per convinzione) alla nostra civiltà. Ma se penso su quali presupposti si fonda, capisco che la sua catastrofica fine non può che essere alle porte. Un mondo che antepone il potere aziendale alla dignità umana è – scusate il gergo da bar, ma è per capirsi – un mondo di merda. Lo è indipendentemente dal nostro potere di cambiarlo, o al contrario dalla nostra impossibilità di farlo. Lo è in assoluto. Lo è in purezza. 

LA REPUBBLICA del 21 dicembre 2011 

PUBBLICATO IL  agosto 6 -  L'Amaca
"Il Segretario del Partito Marco Rizzo e il Responsabile esteri Alfonso Galdi hanno espresso dolore e presentato le proprie condoglianze al popolo nordcoreano per la morte di Kim Jong-il, guida della causa rivoluzionaria dell´ideologia Juche e del Partito, dell´esercito e del popolo della Repubblica Democratica Popolare di Corea". Questo comunicato ufficiale, apparso ieri sul sito dei Comunisti-Sinistra Popolare, ha avuto meritata fortuna tra i numerosi fan del paranormale. Forse per un disguido, o per un malevolo boicottaggio, il comunicato è apparso monco della sua seconda parte, anch´essa molto rilevante, che qui riportiamo: "Il Segretario Rizzo e il responsabile esteri Galdi sono altresì vicini al popolo plutoniano nel giorno del Sacro Hooog, in cui, a mille anni dalla sua morte in battaglia, si celebra la reincarnazione del Generalissimo Kkipga in un cavallo fosforescente. E invitano i fedeli a visitare il monastero virtuale di Hammon, nella galassia di Popelin, dove è possibile vedere lacrimare una statua della Beata Kattarinetta, figlia di Ponk, re di Ork, destinata a redimere la Via Lattea prima che si avveri il Grande Malefizio". 
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